Storia, geografia e … Oltrepo

Pietragavina è una frazione di Varzi, nella Valle Stàffora. Rientra solo per puro caso nei confini dell’estremo sud della Provincia di Pavia. In Lombardia, precisamente. Anzi con parecchia imprecisione. In realtà l’Oltrepò pavese è quasi Piemonte, quasi Emilia e quasi Liguria. Tre regioni vi confinano in un punto sperduto tra i monti e poco distante se ne aggiunge un’altra. E l’Oltrepo è persino un poco Toscana, considerato che per secoli fu feudo dei Malaspina, originari della Lunigiana, anch’essa non molto lontana.

Per le vicende storiche e il paesaggio geografico è sempre stato legato al Monferrato e al Piemonte più che alla Lombardia e vi si parla un dialetto che, secondo Gianni Brera, grande giornalista pavese e fantasioso etnologo (nonché enologo), avrebbe rilevanti influenze liguri preromane. Da Pietragavina si scorge la Val Tidone. La vicina famosa città di Bobbio, con la sua abbazia, era stata compresa fino alla Seconda guerra mondiale nella Provincia di Pavia assieme ad altri comuni che si affacciano sulla Valle del Trebbia o verso la Liguria. Oggi Bobbio appartiene alla provincia di Piacenza, ma i vecchi ricordavano quando Bobbio era in Provincia di Pavia e fungeva da capitale in quelle montagne. Vi si andava agli uffici, a scuola, al tribunale, al distretto militare e alla diocesi. Ora fa parte della Regione Emilia – e questo potrebbe persino essere accettato sulla base di considerazioni puramente geografiche, o meglio ancora idrografiche, considerato che rientra nel bacino del Trebbia che scende al Po passando vicino a Piacenza. Ma l’Emilia è associata alla Romagna, che con Bobbio non si capisce proprio cos’abbia a spartire!

Per secoli la Valle Staffora fu abitata da Galli, Liguri e Romani; se la disputarono poi Longobardi e Bizantini, Malaspina e Visconti, la Diocesi di Tortona e l’Abbazia di Bobbio. In ogni villaggio ci sono tradizioni di vecchi feudi e signorie. Storie efferate di violenze, vendette, battaglie e omicidi, di santi, streghe, miracoli, grandi amori ostacolati o non corrisposti, maledizioni e devozioni, di eserciti, di pellegrini e di commercianti di passaggio che si erano mischiati alle popolazioni locali fin da quando c’è una storia. E verosimilmente anche prima. Perciò l’Appennino pavese è cosparso di numerosissime torri, castelli e borghi fortificati costruiti da imbecilli che passarono secoli a derubarsi, scannarsi, farsi dispetti di ogni tipo e nel complesso a rovinarsi l’esistenza. La diffidenza che dette origine a quei fortilizi ha prodotto un ambiente suggestivo di edifici oggi restaurati dove ci si sposa e si va a mangiare il sabato. A ben pensare, quanta più fiducia danno le terme romane, i teatri, i templi, gli stadi e le arene?

A Pietragavina è presente una comunità evangelica così come succede in altre più conosciute valli del Piemonte e della vicina Francia occitana. Insomma, l’Oltrepò pavese è una terra anomala in tutto e per tutto, ricca di particolarità così come lo sono tutte le regioni della provincia europea. Quindi è normale. Ed è normale anche perché è uguale a mille e mille di questi vecchi villaggi. Fino agli anni Sessanta, vi si viveva di agricoltura e pastorizia. Varzi, la capitale della valle era un ricco borgo con un fiorente mercato del bestiame. Era poi famoso per un ottimo salame. Oggi non ci sono più gli agricoltori né gli allevatori e il mercato del bestiame è diventato un parcheggio. Il salame è ancora famoso, ma non è più lo stesso perché i maiali provengono dall’Olanda. Il paese vive di turismo, un po’ di agricoltura residua e soprattutto del pendolarismo degli abitanti con Voghera, Pavia e gli altri centri più a valle.

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