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gen 15, 2018
Corrado Poli

CITTÀ E MOBILITÀ

I VERI PROBLEMI DEL TRASPORTO COLLETTIVO DI OGGI (non ieri o domani)

(in corso di pubblicazione) Il futuro della mobilità è la guida autonoma accompagnata dalla diffusione dei motori elettrici che entro una decina d’anni sostituiranno gradualmente quelli a combustione interna. Questa “rivoluzione” è solo una parte di quanto cambierà il sistema della mobilità dal punto di vista materiale e comportamentale. Infatti, queste tecnologie costringeranno l’industria dei mezzi di trasporto e delle infrastrutture a profonde ristrutturazioni – peraltro già in corso – che si assoceranno a un’ulteriore adozione delle telecomunicazioni. Le ristrutturazioni investiranno anche la sfera finanziaria e, per gli utilizzatori finali, anche i titoli di proprietà e possesso dei mezzi. L’economia sperimenterà un’altra delle sue cicliche “distruzioni creative”. Continue reading »

ott 27, 2017
Corrado Poli

PAOLO GIARETTA e la sconfitta del PD al referendum

Apprezzo quasi sempre le analisi politiche del Sen. Giaretta. Non sempre concordo, ma le considero in genere profonde e puntuali. Nel caso dell’articolo postato invece ravvedo troppe contraddizioni e veri errori. Anzitutto, la politica è anche conflitto, soprattutto una politica di cambiamento e possibilmente di progresso. Altrimenti è mera amministrazione o gestione del potere, come faceva la DC dorotea e la DC in generale. Talora agendo opportunamente (e non solo opportunisticamente) in questo modo. Si tratta di una concezione della politica degna e rispettabile in un contesto conservatore. Né mi meraviglio che Giaretta sposi la causa conservatrice visto che tutta la sua vita politica è stata all’insegna del conservatorismo e della cancellazione di ogni conflitto. Chi ricorda una battaglia politica in cui Giaretta si è mai prodigato ed esposto? Il suo ruolo è sempre stato di mediazione, talora utile, altre volte meno. È più che ovvio che, se si chiede più autonomia, si apre “un conflitto (non la trattativa) con lo Stato centrale”. Chi mai cederebbe potere senza difenderlo? Il conflitto (non la guerra) è un valore fondante della politica progressista. Proprio perché le richieste vanno oltre e contro le leggi ordinarie e costituzionali vigenti, il conflitto diventa creativo e implica un’operazione culturale. Per l’autonomia e magari anche il federalismo si deve lottare, non aspettarlo come un dono: chi mai ha ceduto potere senza combattere? Continue reading »

gen 30, 2017
Corrado Poli

AMMINISTRATIVE VENETO 2017

Programmi e coalizioni

Lao Tze sosteneva che ogni grande viaggio comincia con un breve passo. Seneca gli obiettava che nessun vento è favorevole al navigante che non sa dove andare. A queste metafore dovrebbero ispirarsi i programmi elettorali per le prossime amministrative che a primavera riguarderanno importanti Comuni veneti. L’autonomia decisionale dei Comuni è sempre più limitata. La finanza e le decisioni locali dipendono sempre più dallo Stato. Si riduce di conseguenza la possibilità di fare crescere classi dirigenti innovative sulla base di progetti, iniziative e modelli amministrativi originali elaborati localmente ma ispirati dalla cultura globale.

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dic 6, 2016
Corrado Poli

E SE RENZI AVESSE VINTO?

Adesso il referendum veneto!

A favore del Sì c’era soprattutto la possibilità di rompere l’inerzia dell’immobilismo e innescare il cambiamento. Inoltre di conservare il Governo attuale per un altro anno in modo da avere tempo di costruire una maggioranza e un’opposizione coerenti in un Parlamento finalmente legittimato da una nuova legge elettorale.

Questa modesta e pressoché innocua riforma – incomprensibile dalla stragrande maggioranza degli elettori – è stata rigettata con motivazioni contingenti (politiche) ed emotive. Il referendum di fatto s’è trasformato in un Sì o un No sul Governo che comunque ha raccolto un consenso non irrilevante del 40%. Il Capo del Governo aveva ricevuto il mandato di riformare la Costituzione dal Presidente della Repubblica al momento dell’incarico. Ci si è impegnato in tutti i modi fino al sacrificio finale con coraggio e determinazione. A parte qualche furbata politica, ha dimostrato una freschezza e una trasparenza comunicative che non hanno precedenti in Italia. Alla fine, avendo personalizzato il voto, ha ottenuto da solo oltre il 40% dei voti, quasi tutti spendibili per presentarsi come candidato premier alla guida di una grande coalizione. Il 60% ha vinto insieme nell’essere “contro” per motivi diversi, più o meno nobili, ma non potrà mai presentarsi unito alle elezioni.

Qui finiscono gli elogi. La Costituzione recita che può essere riformata dal Parlamento in via definitiva con i 2/3 dei voti, altrimenti cittadini e parlamentari possono richiedere un referendum. Questa norma serve a incoraggiare i legislatori a approvare modifiche solo a larga maggioranza per evitare di fare discutere al popolo – ignaro del diritto – temi complessi. Ricordiamo che la Costituzione del ‘48 fu scritta e approvata senza alcun ricorso al voto popolare diretto che non era nemmeno previsto. La saggezza avrebbe richiesto di soprassedere alla riforma se non si fossero ottenuti quei 2/3. Tanto più che il Parlamento in carica, pur legittimato dal principio della continuità delle istituzioni, è stato eletto con una legge dichiarata non costituzionale. Di conseguenza è poco rappresentativo in generale, ma in particolare lo è per varare una pur modesta Riforma Costituzionale. La dubbia rappresentatività di fatto del Parlamento è stata dimostrata dal voto del 4 dicembre. Questo deve fare pensare che la governabilità è un valore, ma senza un’adeguata rappresentanza non si va da nessuna parte. A meno che non si elimini la democrazia. La qual cosa sembra un’opzione oggi entrata nell’immaginario del popolo e vagheggiata da vari leader occidentali post-democratici che ritengono che si possa comandare senza opposizione, senza dialogo e senza contro-poteri.

 Con questo continuo ad apprezzare la coerenza e il coraggio del Primo Ministro. Le sue leali e pronte dimissioni potrebbero essere il trampolino di lancio per una leadership legittimata dalle elezioni. Allo stesso tempo comprendo il No politico delle opposizioni, mentre ho molti dubbi sul comportamento di chi aveva votato la riforma e poi l’ha affossata nel referendum per motivi personali o pretestuosi.

Un motivo di soddisfazione per la vittoria del No lo si può trovare nella bocciatura di una riforma che ancor più di quelle precedenti (firmate anche dalla Lega) riduceva l’autonomia delle Regioni. Ora può essere ripreso con maggior vigore il discorso istituzionale dell’autonomia collegato a nuove forme di rappresentanza e ad aggregazioni politiche inedite.

nov 19, 2016
Corrado Poli

REFERENDUM; SÌ, NO E … TRUMP

ATTORI, SCIENZIATI, ACCADEMICI: perché schierarsi? 

Benigni è un attore e recita la parte del Sì! Mannoia è una cantante e recita quella No. Rientra nel loro mestiere recitare per chi li paga e per compiacere il proprio pubblico. Lo stesso vale per Madonna e Eastwood oltre Oceano … se poi credono anche a quello che dicono, buon per loro, ma la cosa è politicamente irrilevante.
Meno accettabili sono invece scienziati famosi che ritengono opportuno mettersi a disposizione di una parte senza specifiche conoscenze in materia di Costituzione e di Governo. Queste prese di posizione sono inopportune e fanno male alla scienza poiché inducono il popolo a diffidare e a credere che anch’essa risponda a logiche di parte! Ogni volta che un rinomato medico si espone politicamente per il Sì, aumenta il numero di chi non si vaccina. E ogni volta che un fisico di fama sostiene il No, qualcuno penserà che il nucleare sia in effetti sicuro e “chissà cosa c’è sotto”.
Ma peggio di tutto sono i Costituzionalisti, gli ex membri della Corte Costituzionale e quelli che aspirano a essere nominati. A loro si aggiungano osservatori e studiosi di politica a cui l’accademia o la professione richiederebbe un’etica di terzietà. Invece non sanno o non vogliono astenersi dallo schierarsi su una mediocre riforma costituzionale, priva di ogni drammaticità sostanziale. O forse non possono esimersi dal servire o lambire qualche padrone perché hanno debiti di riconoscenza o speranze di carriera.
Gli accademici e gli studiosi si dovrebbero esimere persino dall’esprimere opinioni. Al più si permettono di fare emergere timidamente la propria preferenza con ragionamenti e argomenti. Solo così conservano la verginità politica in modo che ci si possa rivolgere loro con fiducia per comprendere prima che per schierarsi. Ma oggi quasi tutti gli intellettuali sono organici e di parte. Prima scelgono la parte e poi costruiscono l’argomento, invece che il contrario. La conseguenza è che gli argomenti sono sempre più deboli e le appartenenze più determinanti. Gli intellettuali dovrebbero limitarsi a spiegare le alternative. Invece firmano appelli, vanno in televisione; fanno dibattiti e comizi! Poi ci lamentiamo se nessuno più crede all’indipendenza della scienza, delle accademie e della cultura! Poi ci lamentiamo che il popolo vota personaggi come Trump – e Salvini e Le Pen e Farrage ecc. – che irridono alla cultura e agli intellettuali …

P.S.: Ci sono due valide obiezioni a quanto ho scritto. Qualcuno potrebbe correttamente sostenere che talora l’intellettuale deve anche schierarsi. Sono il primo a credere in questo atteggiamento: ma sui temi fondamentali non ogni volta anche per modesti per quanto discutibili cambiamenti. Naturalmente qui ho espresso un’opinione e non un argomento: qualcuno potrebbe sostenere che il tema della modifica alla Costituzione sia cruciale. Ma io non sono né famoso né qualificato nella materia e fino a un certo punto posso permettermi un po’ di superficialità. L’altra obiezione è che esiste una tradizione retorica in cui la verità emerge da un dibattito tra “avvocati” di diverse parti. Non amo molto questo metodo per la ricerca del consenso e della verità. Tuttavia, riconosco a esso un senso, ma solo se viene assunto in modo esplicito. Invece, lo si adotta facendo finta che si discute “pro veritate” come ci siamo abituati a fare nella scienza e nella cultura moderna che aveva previsto e ottenuto accademie indipendenti dalla politica come strumento di libertà e democrazia. Un ricordo del passato ormai!

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