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mag 19, 2015
Corrado Poli

DISEGNO DI LEGGE SCUOLA: UN’OCCASIONE PERDUTA

Uno sciopero per la conservazione della cattiva scuola

Editoriale del Corriere del Veneto 7 maggio 2015

Lo sciopero degli insegnanti di ieri aveva due obiettivi diversi ma collegati: la stabilizzazione dei precari e il rifiuto della proposta governativa di riforma della scuola. L’assunzione dei precari sanerebbe una situazione di grave disordine organizzativo e faciliterebbe una riforma necessaria a modernizzare un sistema educativo in crisi. Il Governo non ha adottato l’ormai solito decreto né ha posto la fiducia (per ora). Ha invece presentato un disegno di legge che implica discussione e audizioni delle parti sociali, in aula e commissione. Non si spiega allora – se non con motivazioni politiche estranee alla scuola – a cosa miri questa opposizione pregiudiziale dei sindacati. Per contrastare un disegno di legge per sua natura aperto alla discussione, mettono a repentaglio la stabilizzazione di molti insegnanti precari. I sindacati seminano un allarme ingiustificato tra gli insegnanti sui presunti eccessivi poteri assegnati ai dirigenti scolastici: questi sarebbero incaricati di una parziale valutazione degli insegnanti e della scelta di alcuni docenti che oggi è completamente affidata a un sistema perverso di punteggi e complessi automatismi in cui è assente ogni responsabilità. Si teme il nepotismo di dirigenti impreparati. A scuola si dovrebbe imparare che la lotta alla corruzione – anche in altri ambiti della vita pubblica – non si vincerà mai aumentando i controlli e gli automatismi, ma rendendo chiare le responsabilità, assegnandole a persone in carne e ossa. Nel Veneto esiste ancora una tradizione di buona amministrazione e di controllo comunitario. Il rischio sociale di incorrere in un dirigente incapace sarebbe minore di quello di non valorizzare chi opererebbe con efficienza. Certo, i dirigenti attuali non sono un esempio di professionalità, ma la qualità del personale non migliorerà mai se per paura lo si solleva della responsabilità. Invece che rifiutare a priori la proposta governativa, si sarebbe potuto bilanciare il ruolo attribuito ai dirigenti con un ripensamento degli organi collegiali e passare dall’attuale sciocca impostazione assembleare all’istituzione di organi rappresentativi e decisionali nel governo della scuola. Si sarebbe potuto discutere di unità scolastiche di minori dimensioni in modo da favorire la formazione professionale graduale di numerosi dirigenti e un coinvolgimento più diretto e meno burocratico di quello richiesto per la direzione di unità oggi mastodontiche. E molto altro a cui la “Buona scuola” del Governo apriva. Invece s’è finito per ripetere vecchi slogan e opporsi ideologicamente a qualsiasi forma di diversificazione e privatizzazione dell’offerta educativa. Soprattutto s’è chiuso a qualsiasi discussione sui contenuti e aperto al pericolo di non vedere stabilizzati nemmeno questa volta i precari. Ma i sindacati vogliono davvero una riforma e l’assunzione dei precari?

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