set 30, 2017
Corrado Poli

Estrema Destra: ci proteggono Cinque Stelle

(da Vvox)

Finita l’anomalia delle grandi coalizioni. Come previsto, anche in Germania cresce la protesta di estrema destra. Non mette in discussione il governo di grande coalizione come si rischia in Italia e s’è seriamente temuto in Francia. L’unica marginale differenza sta nel fatto che l’alleanza tra democristiani e socialisti, salutata come temporanea anomalia dodici anni fa, è oggi in bilico anche se forse alla fine si farà di nuovo in una forma o nell’altra. Nel Regno Unito, la grande vittoria del partito nazionalista UKIP alle Europee e, di fatto, alla Brexit non ha scalfito la tradizionale struttura politica britannica solo a causa del sistema elettorale e per il pentimento di molti cittadini di avere votato avventatamente per l’uscita dall’Europa. Piuttosto nel Regno Unito, la struttura politica tradizionale è (o meglio fu) messa in discussione dal successo del partito separatista scozzese nel 2015, ridimensionato quest’anno. Ma anche nel Regno Unito, di fatto, non esiste una significativa differenza tra i governi laburisti e conservatori come dimostrano le politiche e i linguaggi dal tempo di Blair fino a May passando per Cameron.

L’usurata retorica anti-nazifascista. La crescita dell’estrema destra nazionalista e neo-fascista tedesca, alleata a Le Pen, Farrage e a Salvini-Meloni in Italia (ma la Lega non era Nord e federalista?) è stata notevole soprattutto nell’ex Germania Est dove ha ottenuto un quarto dei suffragi. Si possono fare due osservazioni. Prima di tutto, le retoriche politiche sono strumenti formidabili per creare il consenso, ma con il tempo si consumano. Quella anti-fascista e anti-nazista facevano presa sulle generazioni anziane, ma ha stancato chi non ha vissuto né la guerra né il periodo in cui questa retorica imperava – almeno fino agli anni ottanta e per certi versi viene ancora stancamente usata. È tuttora necessario essere anti-fascisti e non riprendere antiche suggestioni etnico-nazionaliste, proprio quando le nazioni stanno scomparendo in quella vecchia forma affermatasi nel diciannovesimo secolo e proseguita nel ventesimo. In secondo luogo, in Italia la destra post-fascista e leghista ha già governato sia pure nella forma moderata e gigionesca di Berlusconi che tutto era fuorché un violento. Ma oggi i leader sono Meloni e Salvini: con la prima che mimetizza sempre meno le origini e i collegamenti neo-fascisti e il secondo che abbandona il Nord e il federalismo per un nazionalismo ancor più provinciale che nasconde sotto altro nome.

L’Italia leader nella politica del nuovo millennio. Questa destra europea impresentabile potrebbe vincere in Italia se trova alleata (di fatto) la vecchia sinistra divisa, rancorosa e fiaccata da trame e faide interne reiterate da leader superati per età e idee. Questa sinistra rischia di impedire la continuazione della grande coalizione centrista che ha governato dal 2011 facendo uscire il Paese dalla crisi, ma lasciandolo ancora fragile e non riuscendo a rinnovarlo. Come sostengo da oltre cinque anni, l’unico possibile argine alla destra rimane il Movimento Cinque Stelle che presenta a sua volta alcuni tratti populisti e cade in qualche contraddizione o meglio confusione. Ma è un (non)partito adatto ai tempi correnti e ancor più a quelli che verranno. Lo si studia all’estero con attenzione perché rappresenta qualcosa di nuovo che potrebbe affermarsi. È radicale nei programmi, ma non sovversivo delle istituzioni e della democrazia. Rifiuta il razzismo e la violenza ed è più di ogni altra forza politica aperto ai giovani e nemico delle corporazioni che dominano da troppo tempo il Paese. Senza di loro, non solo la destra sfascista vincerebbe in Italia, ma si perderebbe anche l’occasione di aggiornare la politica alla società. Se sapremo valorizzare l’esperienza e i contenuti del Movimento Cinque Stelle da una parte lo aiuteremmo a crescere come partito radical-progressista, ma non anti-sistema. Dall’altra saremmo un modello per altri paesi nel proporre riforme radicali nel modo di esprimere il consenso popolare democraticamente e di liberarsi delle zavorre di corporazioni e lobby che impediscono ogni progresso. Certo c’è da sperare che il Movimento Cinque Stelle faccia bene la sua parte e non si autodistrugga per imperizia.

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *