feb 4, 2018
Corrado Poli

IMMIGRAZIONE AI TEMPI DEI ROMANI

Un brano che potrebbe essere ripreso tal quale oggi

Ammiano Marcellino, Rerum gestarum libri, XXXI [XXXI, 4-5]

I popoli settentrionali erano in preda a nuovi sconvolgimenti più gravi del solito: per tutta la regione che si estende dal Ponto ai Marcomanni ed ai Quadi, una massa di barbari sconosciuti, cacciata improvvisamente dai propri territori, vagava con tutta la popolazione in gruppi dispersi attorno al Danubio. L’annuncio fu accolto inizialmente dai nostri con ripugnanza per il fatto che da quelle regioni giungevano di solito … solo notizie di guerre terminate o sopite. Ma sebbene prendesse sempre più consistenza la credibilità di quegli avvenimenti, che erano stati confermati dall’arrivo degli ambasciatori dei barbari i quali pregavano e supplicavano che il loro popolo, bandito dalle proprie terre, fosse accolto al di là del fiume, la situazione fu motivo di gioia più che di paura. Gli adulatori, infatti, abilmente esaltavano la fortuna dell’imperatore che, senza che se l’aspettasse, gli procurava dalle più lontane regioni tante reclute, di modo che, unendo le proprie forze e quelle straniere, avrebbe disposto di un esercito invincibile. In tal maniera invece dei contributi di soldati, che ogni anno le province inviavano, si sarebbe riversata nell’erario una grande quantità di denaro. Con questa speranza furono mandati diversi funzionari incaricati di trasportare su veicoli quell’orda selvaggia. Le autorità s’impegnarono con somma cura perché non rimanesse indietro nessuno di quelli che avrebbero distrutto lo stato romano, neppure se fosse stato in preda a morbi mortali. Quindi, ottenuto, per concessione dell’imperatore, il permesso di attraversare il Danubio e di abitare le zone della Tracia, venivano trasportati in schiere oltre il fiume giorno e notte su navi, zattere e tronchi d’albero scavati. Poiché il Danubio è fiume assai pericoloso e per di più allora era in piena per le abbondanti piogge, molti morirono annegati mentre a causa della gran massa di gente tentavano di attraversarlo contro corrente e cercavano di nuotare. […] In questo periodo di tempo, mentre le barriere dei nostri confini erano state aperte e dal paese dei barbari si riversavano schiere di armati come le faville dall’Etna, la gravità della situazione avrebbe richiesto alcuni comandanti militari famosi per le loro imprese; ma … si trovarono assieme ed erano al comando degli eserciti uomini macchiati dal disonore, fra i quali si distinguevano Lupicino e Massimo … . La loro insidiosa avidità fu causa di tutti i mali: infatti, per tralasciare alcuni delitti commessi dai summenzionati capi o comunque, con il loro permesso, da altri per motivi abietti contro quegli stranieri che stavano arrivando e che in quel momento non s’erano macchiati di nessuna colpa, si narrerà un fatto triste ed inaudito da cui un giudice non potrebbe in alcun modo assolversi neppure se fosse lui stesso il reo: poiché i barbari, che erano stati trasferiti, soffrivano per la scarsità di cibo, quei comandanti odiosissimi escogitarono un turpe commercio. […] Quanti ignorano la storia antica, affermano che mai lo stato romano fosse oscurato da sì profonde tenebre di mali, ma s’ingannano presi, come sono, dallo stupore di fronte alle sciagure recenti. Giacché, se riandiamo alle epoche antiche o a periodi non lontani, risulterà che spesso si verificarono sconvolgimenti di questo genere ed egualmente dolorosi.

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