mar 3, 2019
Corrado Poli

PADOVA: UNA CITTÀ MEDIO-PICCOLA

… e per questo nobile

Solo i pesci morti seguono la corrente! Al Convegno PADOVA riparte dal PICCOLO: Il rinnovamento urbano attraverso le micro-opere che rendono vivibile una città hanno partecipato molti “pesci vivi”. Sono stati tralasciati linguaggi e temi triti e triti del passato. Relatori e amministratori sono stati invitati a concentrarsi su un’idea aggiornata di città. Motivo di soddisfazione è stata la presenza di almeno quattro amministratori. In controtendenza a quanto spesso avviene, essi hanno partecipato a tutto il convegno senza limitarsi ai saluti e fuggire immediatamente “a causa di impegni istituzionali”. Dovrebbe essere normale, ma poiché purtroppo normale non è, accontentiamoci e apprezziamolo.

L’assessore Colasio ha messo opportunamente in evidenza come non possiamo più perseguire l’obiettivo superato della città vetero-modernista. Quella che parafrasando Le Corbusier si definisce una “machine à habiter”. Una macchina, non un organismo vivente. Il convegno dell’associazione HABITUS ha spostato l’attenzione sulla città contemporanea e soprattutto sulla “città medio-piccola”. Esse sono profondamente diverse dalle grandi metropoli, simbolo e incubo di una modernità invecchiata.

Dalle relazioni sono emersi almeno tre idee cardine per le politiche urbane dei prossimi decenni, non solo a Padova, ma per una buona parte d’Europa in cui le città medio piccole sono ancora vitali.

Il primo punto riguarda una nuova estetica della città: non più grandi opere, grattacieli tutti uguali e sovradimensionati ormai tipici dei “parvenu” della vecchia modernità. Piuttosto, la bellezza dell’espressione liberata a ogni angolo di città e quartiere.

Questo concetto apre anche a una diversa idea di partecipazione. Non più quella formale istituzionalizzata. Al contrario, una partecipazione reale che significa permettere ai cittadini di fare da soli il più possibile, al più creando le condizioni e regolando il necessario liberando la creatività. La creatività, la risorsa più scarsa e importante al giorno d’oggi. L’amministrazione si limiti alla manutenzione che è la vera grande opera per la conservazione dell’esistente e per la funzionalità. Il decoro pubblico, il rispetto delle micro-norme sono un antidoto essenziale anche contro la microcriminalità. Una città intesa come un organismo che si autoregola e non come una macchina da aggiustare continuamente o peggio da costruire sempre di nuovo.

Terzo cardine: la mobilità. Essa non va intesa come un “fine”, ma come un mezzo per migliorare la qualità di vita. Oggi l’eccesso di mobilità riduce il benessere poiché obbliga a spostamenti penosi e inquinanti. Piuttosto che incoraggiarla, andrebbe ridotta e si dovrebbero favorire gli spostamenti su brevi distanze, a piedi, in bicicletta o con mezzi pubblici che favoriscono gli spostamenti su brevi distanze. È stato presentato un progetto che mette al centro della viabilità pedoni e ciclisti, privilegiando l’illuminazione di marciapiedi e piste anziché le strade. Pesci vivi controcorrente!

Molto cambierà nei prossimi dieci anni nell’uso delle auto: la guida assistita e autonoma richiede un diverso disegno delle strade. E un diverso disegno delle strade, rese tecnologiche con sistemi di monitoraggio per la sicurezza e la fluidità senza aumentarne la capacità, favorirà l’introduzione di guida autonoma e assistita nonché di un trasporto collettivo basato anche su diverse forme di car-pooling (incluso Uber, Blablacar ecc.) e car-sharing.

Questo futuro non dovrà, né potrà, realizzarlo l’amministrazione. Sarà già molto che non lo ostacoli con idee vetero-moderne e che crei le condizioni di benessere e per accelerare il trend in corso. È finita l’era del pianificatore e dell’amministratore demiurgo. Oggi abbiamo bisogno di manager e di amministratori creativi che non pretendono di “fare”, ma che consentono ai cittadini di operare liberamente: questa è la nuova partecipazione e il nuovo compito di professionisti e amministratori.

 

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