gen 27, 2017
Corrado Poli

GIORNATE DELLA MEMORIA

Una riflessione critica

Chi deve ricordare? E chi, invece, dimenticare? E cosa?

Le giornate della memoria possono essere pericolose se non se ne coglie il senso più vero, profondo e attuale. Vanno spiegate con spirito critico e le celebrazioni impostate con cautela e sensibilità. Anzitutto, la memoria del male è un dovere per chi l’ha individualmente o collettivamente perpetrato. È normale e giusto che gli italiani ricordino i compatrioti uccisi nelle foibe; più difficile e nobile sarebbe istituire una giornata della memoria per le ben più numerose vittime slave del fascismo! Se sono le vittime a ricordare “agli altri” le ingiustizie subite, nel migliore dei casi si corre il rischio di trasformare la memoria in vittimismo strumentale, in una gara a chi è più vittima. Nel peggiore dei casi la memoria è occasione di risentimento e rancore se non persino vendetta. Nelson Mandela uscendo dopo trent’anni dalla prigione disse: “Se avessi portato fuori con me l’odio e il risentimento, non sarei mai uscito da quella prigione”. Se la memoria si confonde anche solo un poco con il risentimento sovverte il senso delle celebrazioni. Se c’è questo pericolo, un temporaneo oblio del passato giova più di un rancoroso ricordo.

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gen 20, 2017
Corrado Poli

RIFUGIATI E IMMIGRATI

Editoriale de Il Sestante, 20 gennaio 2017

PEPPONE E DON CAMILLO TRA CENTRO E PERIFERIA: Emotività e violenza sono la conseguenza della mancanza di relazioni umane e politiche locali.

Reiterate proteste di cittadini accompagnano la presenza di immigrati. Sovente s’alzano anche quelle dei rifugiati che richiedono un trattamento più umano e attento. L’attenzione si concentra a turno sul difetto di solidarietà, sulla presunta disorganizzazione o sullo sfruttamento degli aiuti.

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gen 1, 2017
Corrado Poli

SMOG IN CITTÀ

mio editoriale da Il Sestante 30 dicembre 2016

Nuove soluzioni da urbanistica e organizzazione

Da molto tempo sappiamo che le occasionali chiusure del traffico nei centri storici sono solo un palliativo contro le polveri sottili cancerogene. È persino grottesco pensare a un’emergenza visto che ogni anno si ripete la stessa situazione senza che nulla di serio sia stato né fatto né pensato. Si deve prima di tutto prendere atto che il problema lo si può solo attenuare e in modo molto graduale. Sarebbe necessario prevedere e progettare un intervento almeno decennale che riguardi sia la gestione del traffico – principale imputato, ma non unico colpevole – sia interventi sulle altre emissioni, sull’urbanistica e sull’organizzazione del lavoro e dei tempi. La priorità posta sulla tutela della salute, consentirebbe di affrontare in modo virtuoso e in una prospettiva innovativa anche l’eterna questione della viabilità e una diversa gestione del territorio. Persino l’economia ne avrebbe un vantaggio. Teniamo conto infatti che problemi affrontati in modo innovativo stimolano risposte tecnologiche di avanguardia.

Un modo efficace per affrontare l’inquinamento da traffico sta nel collegarlo alla sicurezza e alla qualità della vita così come fanno oggi nel mondo (ma si era già cominciato molti anni fa) gli amministratori più sensibili alla salute dei cittadini.  

Nel Veneto, meno che in altre regioni, la promozione del trasporto pubblico tradizionale è lungi dall’essere la soluzione: certo può aiutare, ma l’urbanistica degli insediamenti residenziali diffusi congiunta alla recente concentrazione degli attrattori di traffico rende il trasporto pubblico meno competitivo che nelle grandi città con densità elevate. Occorrono soluzioni adatte al territorio senza importare passivamente quelle inventate per geografie diverse. Allo stesso tempo la bassa densità insediativa e l’assenza di metropoli faciliterebbe una sostanziale fluidificazione della mobilità dei mezzi privati con notevoli risparmi di carburante e di conseguenza minore inquinamento. Questi interventi vanno integrati da un più diffuso e aggiornato car-pooling e dall’incentivazione di auto ibride ed elettriche, nonché da un trasporto pubblico alternativo.

Per rendere il traffico scorrevole e meno inquinante oggi si sta facendo strada l’idea di sostituire il vecchio “limite di velocità” con la “velocità fissata”. A seconda della capacità delle strade di assorbire traffico – calcolata e comunicata in tempo reale – si impone ai conducenti di procedere tutti alla stessa velocità, senza pericolosi sorpassi e riducendo al minimo fermate e ripartenze che producono il maggiore consumo e inquinamento. Con le moderne tecnologie e con un’adeguata comunicazione, questo si ottiene agevolmente sulle autostrade, ma è considerato dai tecnici applicabile anche alla viabilità ordinaria. Per esempio nell’area metropolitana di Grenoble – di dimensioni simili alle città venete – da giugno prossimo il limite di velocità sarà ovunque di 30Km/h, salvo poche eccezioni. I sensori e i cruise control di cui sono dotate molte auto, consentirebbero una sicurezza e un confort di viaggio superiori, accanto alla riduzione di consumi e inquinamento.

I limiti di velocità si sono dimostrati efficaci nel ridurre consumi, inquinamento e incidenti su base duratura e non hanno ridotto la velocità media. L’introduzione della “velocità fissata” non è certo la soluzione unica e definitiva, come d’altronde non lo è nessuna. Ma si presta a riconsiderare il problema dell’inquinamento in un sistema complesso di interventi collegati.

gen 1, 2017
Corrado Poli

ELEZIONI AMMINISTRATIVE A PADOVA 1/3

Un programma per risanamento: si può fare? Chi lo farà?

Le elezioni amministrative del Comune di Padova sono state anticipate a causa delle dimissioni del Consiglio Comunale che ha sfiduciato il Sindaco Bitonci dopo oltre due anni di aperti e crescenti contrasti con le forze politiche e con la cittadinanza.

Non era mai successo nella Padova repubblicana che un’amministrazione non portasse a compimento il mandato conferito dai cittadini.

La ricomposizione delle divisioni e la riparazione dei danni compiuti dall’amministrazione sfiduciata costituisce il primo passo verso una fase politica nuova per contenuti e modalità.

Si dovrà evitare sia un avvilente ritorno al passato sia velleitarie fughe in avanti oggi prive di solide basi progettuali e di consolidato consenso.

La nuova Padova 

Una Padova civile si pone quindi un duplice obiettivo:

  1. a) il ristabilimento delle condizioni di una politica caratterizzata da comportamenti istituzionalmente corretti;
  2. b) il risanamento delle condizioni di degrado materiale (periferie, sicurezza, traffico, manutenzione, servizi ecc.) e sociale (relazioni tra comune, università, diocesi, comunità, associazioni ecc.).

Sulle fondamenta di una nuova collaborazione politica e del quotidiano risanamento materiale e sociale sarà possibile procedere concretamente alla realizzazione di un progetto di trasformazione e sviluppo di lungo termine.

L’amministrazione di Padova civile si concentrerà nel porre rimedio ai problemi concreti della vita quotidiana dei cittadini e allo stesso tempo programmerà interventi innovativi per il futuro prossimo valorizzando in questo modo la cultura e la creatività dei giovani.

Per ottenere questi obiettivi sarà necessario decidere sempre con il consenso e per questo si opererà sulle due dimensioni:

  1. a) alla micro scala si favorirà un diretto contatto con i cittadini (e i residenti) attraverso la riattivazione di piccoli presidi urbani presso i quali ciascuno avrà la possibilità di rivolgersi per segnalare problemi di quotidiana necessità cosicché il cittadino sentirà un’amministrazione vicina e collaborativa;
  2. b) a livello programmatico si costituiranno gruppi di studio e lavoro di elevata caratura, ma allo stesso tempo composti da giovani, intesi a individuare opere davvero aggiornate e innovative di grande portata e a reperire le risorse necessarie alla realizzazione.

Per le decisioni di maggiore respiro e per garantire il consenso sugli indirizzi di maggiore portata si procederà a interrogare sistematicamente i cittadini per mezzo di referendum anche telematici.

Un programma ambizioso e modesto (per essere onesto) 

Il programma per una Padova civile è ambizioso e modesto: nella modestia va cercata la tanto necessaria onestà!

È molto ambizioso poiché non è facile riunire una larga maggioranza di cittadini attorno a un progetto di lungo periodo, ma è possibile perché Padova ha le potenzialità culturali per farlo.

È modesto perché non promette opere faraoniche sulle quali non è possibile pretendere un consenso allargato; ed è modesto perché prevede che manterrà un constante rapporto con i cittadini che saranno costantemente interrogati sulle decisioni di maggiore portata.

È ambizioso perché si propone di costruire con la partecipazione di tutti la visione per i prossimi decenni. È modesto perché non pretendere di conoscere tutte le soluzioni e non promette interventi che stanno solo nelle (spesso vecchie) immaginazioni di pochi. Ma vuole ambiziosamente costruire senza fretta e senza false emergenze (“Festina lente”). Ed è modesto anche perché si è consci che sono le decisioni quotidiane minime e semplici che rendono questa prospettiva concretamente possibile: “sapere sognare senza perdersi nei sogni” (R. Kipling).

Al centro del programma ci sarà una convivenza quotidiana di qualità (rispetto di norme civili condivise, sicurezza, traffico, salute, servizi) e una grande operazione di ricerca e sviluppo culturale attorno alla quale costruire una nuova identità di città d’avanguardia in Italia e in Europa. 

dic 26, 2016
Corrado Poli

UNA SCIENZA PER IL PARCO COLLI

editoriale del Il Sestante 23 dicembre 2016

COSA FARE PER IL PARCO COLLI? CE LO DICA UNA COMMISSIONE SCIENTIFICA DI ALTO PROFILO

A seguito delle proteste della popolazione e dei Sindaci, la Giunta regionale prende tempo e si concede 90 giorni per modificare la planimetria del Parco Colli Euganei. In sostanza, potrebbe succedere che l’emendamento Barison-Berlato di ridurre considerevolmente l’area protetta venga solo posticipato a seguito delle proteste dei cittadini e di gran parte dei Sindaci. La scusa è la proliferazione fuori controllo dei cinghiali. L’opportunità vera è accontentare da una parte gli speculatori edilizi e dall’altra i cacciatori. Questi due gruppi, tra loro così diversi e in contraddizione, fanno fronte comune perché rappresentano il passato. Da soli sono politicamente sconfitti tra l’opinione pubblica. Insieme confidano su qualche potente costruttore (speculatore, come s’è visto ad Abano) e sui voti di pochi (ma concentrati) cacciatori in via di estinzione. Il muro di proteste ha ritardato il provvedimento. Ma se tra tre mesi saremo allo stesso livello di conoscenza del problema e di mancanza di proposte alternative, non si potrà che ripetere un’altra sterile protesta, come ormai si fa da troppi anni.

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