feb 17, 2019
Corrado Poli

POLITICA E UMORISMO

Il seme della demagogia e il dovere della maieutica

I titoli di “Libero” stanno facendo scuola! Altri giornali, persino quelli un tempo più moderati e seri lo inseguono nella superficialità e nel sensazionalismo. Lascerebbero il tempo che trovano se l’eco di essi non si spargesse sui social in cui tutti credono di essere giornalisti perché commentano notizie superficiali di terza e quarta mano. E le approvano o contestano se corrispondono o meno ai loro pregiudizi e adesioni di parte.

Il dramma è che s’è creata una tale confusione tra stili di comunicazione che tutto è diventato propaganda politica faziosae ignorante. La linea politica è dettata da una satira assolutamente fuori controllo e si parla di politica facendo “battute”. Trasmissioni televisive che si vorrebbero di seria informazione, sono introdotte dalla satira. È bene che i Re siano nudi, ma l’irrisione guidatadi proposito per demolire la credibilità dei rappresentanti è un grave vulnus alle istituzioni eha spalancato la porta alla demagogiavincente di oggi. Di tanto in tanto un po’ di umorismo intelligente non guasta purché non schierato. Oggi invece conta di più una vignetta di Vauro o un’imitazione di Crozza che la riflessione articolata di un osservatore qualificato. “Una risata vi seppellirà”, disse Moni Ovadia, ma una risata non le troppe che abbondano sulle labbra degli stolti e che alla fine seppelliscono tutti.

La colpa sta anche nella confusione di ruoli che s’è creata tra presunti intellettuali e politici. Se i secondi hanno tutto il diritto e persino il dovere di essere faziosi (nei limiti della decenza), i primi dovrebbero evitare persino il sospetto di aderire a una specifica parte politica. Invece, ci troviamo di fronte a frotte di intellettuali organicii quali cercano favori e notorietà iscrivendosi in modo più o meno ufficiale ai partiti. In questa situazione, non c’è più difesa da una demagogia che ha rotto gli argini del rigore e del rispetto dei ruoli di ciascuno nella società.

Il super-tecnico Carlo Cottarelli dichiara improvvidamente che la crisi economica imporrà al governo di varare un’imposta patrimonialedel 10%. Più che legittimo sostenere che la politica del governo è deprecabile e pericolosa. Poiché Cottarelli non è uno sciocco, non può non sapere che con la classica “profezia che si auto-adempie” contribuisce a peggiorare la situazione anziché collaborare lealmente a uscirne! Se proprio avesse voluto esprimersi in modo politico avrebbe dovuto avere il coraggio di candidarsi dicendo: “Per rimediare ai danni che questo governo sta producendo, se sarò eletto metterò una patrimoniale del 10%”! Ma se vuole fare il tecnico responsabile, dica pure che le politiche del governo sono sbagliate, ma non proponga soluzioni che generano il panicosottraendosi alla responsabilità di attuarle.

Il secondo caso è l’Analisi Costi/Benefici sul TAV del Professor Marco Ponti del Politecnico. Ho dedicato anni di studi per contestare i metodi di Ponti. Ho rinunciato a lucrosi incarichi pur di non adottare i suoi metodi. Nessun eroismo da parte mia, ma un po’ di coerenza me la riconosco aggiunta alla pigrizia di non volere fare lavori che mi avrebbero solo annoiato. Nonostante il mio dissenso dalla sua impostazione metodologica, Ponti è un tecnico qualificato e coerente che non può essere svillaneggiato sulla base di una mezza rigadel suo rapporto mal riportata da giornali prevenuti. Piuttosto la polemica andava fatta sull’assegnazione dell’incarico considerato che già, prima della ricerca, s’era espresso contro il TAV, venendo meno al principio del tecnico che parla solo quando sa. Ma una volta eseguita, la contestazione va portata sui dati e sul metodo che non sono accessibili ai profani della materia. Ponti va rispettato non come persona (naturalmente anche come persona) ma perché, in qualità di docente nel più prestigioso Politecnico d’Italia, egli rappresenta la cultura che è un’istituzione fondantee indipendente della democrazia. Non si possono contestare le sue conclusioni, senza avere la più pallida idea del metodo adottato. Che, ripeto, io non approvo, ma che per rispetto alle istituzioni accademiche, posso contestare solo se mi pongo al suo stesso livello tecnico. Se si confondono questi ruoli, non meravigliamoci che prevalga il disprezzo per la cultura e per la politica. Purtroppo, sono molti gli accademici che contribuiscono a demolire la credibilità delle Università.

Non possiamo contestare il governo dei presunti “incapaci” sul loro stesso piano. Dobbiamo invece attivarci per portare il livello di discussione là dove possono arrivare solo coloro che sono capaci di comprendere. La denigrazione e la delegittimazione dell’avversario contribuiscono all’affermarsi della demagogia. Una classe dirigente seria invece opera per fare crescere il livello anche dell’opposizione: il dovere di un’operazione maieutica. Se una nuova classe dirigente vuole emergere non può né sperare né limitarsi a fare piazza pulita dei presunti ignoranti e incapaci che tuttavia ottengono il consenso, ma deve aiutare costoro a crescere e a confrontarsi su un piano più elevato.

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