gen 20, 2019
Corrado Poli

RIDURRE IL LIMITE DI VELOCITÀ

(il mio articolo su ISOMOTORI)

Il presidente della Commissione trasporti della Camera Alessandro Morelli (Lega) ha proposto di innalzare il limite di velocità a 150 km/orari, rispetto agli attuali 130, nei tratti di autostrada dove sono presenti i tutor. Una proposta che ogni tanto qualcuno avanza improvvidamente. «Gli strumenti di sicurezza stradale, attivi e passivi, hanno fatto tanti e tali passi avanti negli ultimi decenni per cui ha poco senso mantenere in vigore quei limiti – ha detto Morelli al Corriere della Sera – oggi che i rischi sono connessi a comportamenti diversissimi». Secondo Morelli la principale causa di incidenti non è la velocità, bensì la distrazione alla guida. Questa proposta dimostra un approccio sbagliato al problema sia della sicurezza sia dell’inquinamento che è altrettanto importante. Soprattutto mette a nudo una mentalità vecchia e conservatrice di cui la Lega si fa (legittimamente) portatrice non solo nel settore delle politiche della mobilità, ma in tutti gli altri campi dell’azione di governo, dalla sicurezza al fisco. Limitiamoci tuttavia a questo singolo provvedimento che riguarda specificamente questa rivista e tralasciamo altri temi che ci porterebbero lontano.
Già in un altro articolo pubblicato qualche mese fa su questa stessa rivista, facevo presente che il modo di guidare oggi va rivisitato completamente in funzione delle nuove tecnologie che consentono maggiore sicurezza e fluidità di scorrimento. La velocità massima è per sua natura rischiosa e solo quando non ci sarà più nemmeno un incidente si potrà pensare di aumentarla. Come avevo, con maggiore precisione, proposto nell’altro articolo si dovrebbe passare dall’antico “limite di velocità” al sistema della velocità fissata che meglio si presta all’uso di tecnologie che chiamare “nuove” è ormai “vecchio”. La guida assistita e autonoma consentono già di operare su molte delle strade attuali questo profondo cambiamento tecnologico e di mentalità. Ma i nostri politici conservatori non sono al corrente di questo e seguono l’onda populista che induce a ragionare, se così si può dire, come l’uomo della strada. Sembra normale “buon senso” pensare che andare a 150Km/h non sia pericoloso perché ci si limita a pensare a se stessi senza rendersi conto che la somma di milioni di spostamenti a una velocità superiore aumenta i pericoli collettivi. Inoltre, che vantaggio ci sarebbe ad andare più veloci? La velocità media è determinata in massima parte dagli ingorghi o dai rallentamenti dovuti a colli di bottiglia sui quali si potrebbe operare per ridurli. Consentire un aumento della velocità massima non farebbe che generare nuovi ingorghi e file più lunghe… in fondo alla quali si arriva prima. Per cui saremo allo stesso punto. Qualche incompetente potrebbe pensare che la sensazione di andare più veloce (spendendo di più di carburante) comporti vantaggi economici, una maggiore produttività collettiva. Mi sembra impossibile che sia stata avanzata questa proposta e soprattutto sono inconsistenti le motivazioni che sono state date.
A questo aggiungiamo la questione ecologica: di fronte al continuo sforamento dei parametri sulla qualità dell’aria e a una Pianura Padano-Veneta che risulta tra le zone più inquinate del mondo, l’unica cosa sensata da proporre sarebbe stata la riduzione del limite di velocità a 100Km/h o a 110/Km/h, se vogliamo come era già stato fatto nel 1988. Già nel 1973, a causa della crisi petrolifera, negli Stati Uniti fu introdotto il limite di velocità federale di 55 miglia all’ora (88,5Km/h!) al fine di risparmiare carburante e aumentare la sicurezza con effetti positivi anche sull’inquinamento. Oggi, il limite federale è stato rimosso, mai singoli Stati l’hanno conservato sulla gran parte delle ampie autostrade americane ed elevato solo in alcuni tratti, ma solo in rari casi oltre le 70 miglia all’ora anche perché disincentivati dalle leggi federali. Non sembra che questo abbia comportato una caduta del PIL e anzi ha reso più tranquilla la mobilità e la guida. Nonostante questo, si rilevano ancora incidenti, sebbene in misura inferiore a quella europea e italiana a parità di chilometri/auto percorsi. Esiste un diritto ad andare veloci, ma ne esiste un altro decisamente superiore a guidare in tranquillità senza correre pericoli. Vogliamo andare avanti o indietro? Per quanto concerne l’inquinamento va rifatto lo stesso discorso del rischio di incidenti: l’apporto all’inquinamento dell’aria da parte di una singola auto che viaggia più veloce è minimo, ma moltiplicato per milioni e milioni di auto diventa consistente.
La proposta si radica in una mentalità vecchia che vede ancora l’auto come uno strumento di divertimento piuttosto che un oggetto necessario e utile agli spostamenti. Certo guidare può anche essere divertente – a me piace la velocità e la guida – ma non possiamo permetterci di mettere a repentaglio la sicurezza degli altri e la qualità dell’ambiente per il nostro piacere individuale che possiamo soddisfare negli autodromi o in aree dedicate e non tra persone che portano a scuola i bambini, anziani che guidano tranquillamente, persone che farebbero a meno di guidare, ma sono costrette per necessità.

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