Così antico da essere nuovo
La comunicazione di Vannacci è efficace perché “plebea” e vittimistica. Che sia anche banale, è persino inutile aggiungerlo. Si rivolge a un popolo che mendica protezione ed elemosina; non invita i cittadini all’impegno e alla responsabilità.
Il popolo ama essere confortato nelle sue paure. Si sente protetto da chi le riconosce e possiede un carisma riconosciuto dal volgo. Parliamo di volgo, non di cittadini; l’ochlos, non il demos.
Solo una politica nobile, volta al futuro, sarebbe in grado di contrastare il sentimento di frustrazione popolare che Vannacci e altri occasionali leader demagogici interpretano con maestria o per istinto. Ma quale forza e idea politica oggi ha il coraggio di chiedere impegno diretto e responsabilità ai cittadini al fine di procedere su un percorso virtuoso per il bene proprio e delle generazioni future?
Non tutto il popolo è frustrato e arrabbiato. Il popolo è formato da persone, non da un’unica massa. Tra le persone ci sono effettivamente coloro che sono mossi dai bassi sentimenti della paura, della diffidenza, dell’avarizia, dell’invidia e della sopraffazione; e ci sono anche persone coraggiose che aspirano a un mondo migliore, facendo affidamento sugli altri, animate dalla curiosità e inclini alla collaborazione.
Il generale parla al primo gruppo di persone, mentre nessuno osa parlare al secondo.
Cercare di smontare una per una le affermazioni di Vannacci—semplici, ovvie e banali—è tempo perso e rivela un atteggiamento comunque passivo. La critica negativa non sarebbe compresa perché il generale, nel contesto in cui ragiona e opera, non dice stupidaggini né afferma falsità; riporta consueti luoghi comuni e un pensiero diffuso, assimilato e, soprattutto, rassicurante.
“Propone” un modello e lo fa con forza e coraggio, parlando ad alta voce, senza paure e “senza compromessi”.Ripetiamo: propone senza compromessi! Chi gli si oppone, invece, parte dal compromesso anziché dalla proposta. Oltre a essere una tattica perdente, l’eterno compromesso inebetisce e inaridisce le menti inibendo ogni possibilità di progresso.
Chi accusa Vannacci di promuovere un inverosimile trapassato remoto non coglie la novità e la forza delle sue proposte. Il modello e i riferimenti di Vannacci si riferiscono a un passato talmente superato da risultare, in definitiva, completamente nuovo. Sotto le mentite spoglie di una sbandierata concretezza, il messaggio del generale contiene la potenza che solo le idee astratte possiedono.
Per questo suscita l’entusiasmo per le reiterate palingenesi che sempre affascinano gli animi umani, i migliori e i peggiori. L’entusiasmo può esaurirsi in un effimero fuoco di paglia oppure innescare conseguenze durature.
Vannacci potrebbe aprire la strada a un progetto politico più strutturato, ispirato dalle “nuove” idee radicali del generale. Un esito cesarista, o meglio bonapartista, appare ormai inevitabile per le democrazie occidentali, quand’anche non sia già in atto sotto mentite spoglie. Il modo di pensare di Vannacci coincide in gran parte con quello della Destra, ma è proposto al netto dei necessari compromessi che i partiti di governo—e ormai anche di sottogoverno—sono costretti da trent’anni a subire. La sua discesa in campo rilancerebbe il dinamismo di una destra politicamente imbrigliata e intellettualmente impigrita.
Più verosimilmente, così come succede al Movimento 5stelle, dopo un primo successo potrebbe venire presto normalizzato e non lasciare traccia sostanziale delle nuove (nel caso di Vannacci, antiche) idee.
Poiché non mi riconosco nel modo di pensare di Vannacci, ritengo opportuno contrastarlo, ma la critica è utile e funziona quando contiene un obiettivo alternativo verso cui dirigersi. Combattere nemici morti aiuta a resuscitarli. Confondere il progresso con il domani di ieri conduce all’inazione dell’oggi.
All’innovativo e radicale ritorno al mitico trapassato remoto di Vannacci per ora si oppone solo il passato remoto del centrodestra più o meno confuso con un passato appena più prossimo di un centrosinistra tristemente conservatore, avvilito dai compromessi.