Netanyahu sapeva!

Chiediamoci piuttosto se lo sapeva anche l’opposizione che solo oggi lo denuncia!

Non è verosimile che l’intelligence non abbia informato anche i leader dell’opposizione che hanno taciuto fino a ora. Quella riportata è quindi una “non-notizia” che esce a poche settimane dal voto per mettere in difficoltà Netanyahu e la sua coalizione. Un trucco della più squallida politica “ad orologeria”.

La sinistra e i media israeliani, che ora la diffondono, sono sempre stati (quasi tutti) complici del genocidio e dell’occupazione. Con questo “non-scoop” potrebbero ottenere qualche seggio in più o persino andare al governo (lo dubito e se ci andranno lo faranno con la solita grande coalizione di regime). Ma per cambiare la situazione ci vuole una mobilitazione internazionale che provochi un isolamento e una crisi interna che aprano gli occhi a una popolazione ingannata.

Anche le sanzioni contro i coloni, di cui solo oggi si fanno vanto le cancellerie di alcuni Stati europei, sono ipocrite punture di spillo a fini elettorali: tutto Israele andrebbe sanzionato e isolato! Non solo il gruppo dirigente che lo governa adesso con il consenso di gran parte di un popolo vittima di un regime corrotto. Persino il New York Times (oggi) si affretta a pubblicare interviste e reportage di personalità, che in passato hanno partecipato a guerre e massacri e oggi si scandalizzano della situazione corrente.

Non facciamoci ingannare: per porre fine al genocidio va cambiato radicalmente il regime che governa Israele grazie alle sue corrotte relazioni internazionali, politiche, economiche e di oscuri quanto indecenti servizi segreti.Non basta un cambio di governo. L’idea stessa dello Stato sionista, razzista e coloniale deve essere sostituita da una nuova Costituzione aperta alle diversità e all’inclusione.

I cittadini occidentali più civili e onesti si devono impegnare nel porre fine a una situazione inaccettabile.

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