Boulder: La solita strage

A Boulder, Colorado, succede un altro omicidio di massa, quello che in altri Paesi viene definito un attacco terroristico. La cosa mi colpisce in particolare perché a Boulder ha sede l’University of Colorado e un grande centro di atleti che allenano la resistenza approfittando dell’altitudine (m. 1600 s.l.m.). Ho tenuto dei corsi all’università e allo stesso tempo ne ho approfittato (avevo quarant’anni) integrarmi anche con la comunità di mezzofondisti tra cui il mitico Frank Shorter con il quale mi ero allenato e gareggiato nel 1971 a Bologna e alla 5 Mulini. 

La strage è ormai una delle tante che hanno afflitto gli Stati Uniti e in particolare il Colorado (la più famosa fu quella di Columbine descritta nel reportage di Michael Moore) negli ultimi due decenni a frequenza crescente, ma naturalmente questa mi colpisce particolarmente perché ho un preciso ricordo dei luoghi e della cittadina. Infatti, mi sembra incredibile che un fatto così sia potuto succedere in una città bellissima e serena, mediamente ricca, una capitale dello sport e della salute, un centro di New Age trent’anni fa e ora costellato di centri Yoga, negozi di cibi organici, cura del corpo e della salute e ispirata dalle politiche ambientaliste di cui costituisce un centro importante e il motivo per cui mi ci ero recato per studiare e collaborare con quell’ambientalista antesignano che era Kenneth Boulding. La cosa più strana sta nel fatto che Boulder è (o era, visto che ci manco ormai da 20 anni) è una città sicura: i residenti lasciano le case e le auto aperte; gran parte si muovono in bicicletta o a piedi, tutto ispira un’aria di serenità e collaborazione. 

Eppure, questo succede e certo non più di rado. Poi il governo degli USA si preoccupa della democrazia e della sicurezza in altri Paesi e noi europei ancora li seguiamo in tutto e per tutto da settant’anni assumendone le abitudini, i modelli organizzativi, persino il linguaggio, guardando i loro film e disegnando le nostre città, le nostre strade e centri commerciali sul modello importato da oltre oceano. Un virus si è diffuso in quella società da molto tempo ormai… e non è il Covid! Vediamo di non importare anche questo. In Russia, il governo ha dichiarato di non volere essere più invaso dai film americani e forse una riflessione sul primato morale degli Stati Uniti, dovremmo farla anche noi. Sarà utile imparare ad elaborare nuove idee e nuovi modelli senza rifiutare pregiudizialmente, senza adeguarci passivamente, ma sapendo distruggere i paradigmi elaborandone di nuovi con coraggio.

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