Il Sindaco d’Italia? No, grazie
L’assenteismo alle urne è la conseguenza dell’irrilevanza della politica sostituita da una mera amministrazione. Le autonomie regionali e locali sono sempre più ridotte. Le decisioni essenziali sono prese fuori dalle istituzioni o in sedi lontane, Roma, Bruxelles, Francoforte e persino oltre Atlantico e nelle lobby internazionali. Di questo tutti abbiamo ormai piena coscienza. Solo chi è direttamente interessato all’attività amministrativa può avere convenienza a intrattenere rapporti politici.
I presidenti di Regione e i sindaci sono quasi sempre confermati e spesso con larghe maggioranze. Se non vigesse il limite dei due mandati, resterebbero in carica per decenni, come successo a Zaia e De Luca e, prima, a Galan e Formigoni, questi ultimi eliminati da scandali e non da un voto.
Molti sindaci sono di fatto inamovibili, anche quando saltano formalmente un mandato, per poi essere rieletti o sostituiti da cloni che perpetuano le linee dell’amministrazione.
Il sistema elettorale è in buona parte responsabile di questa situazione. L’assenza di una vera autonomia decisionale crea un intreccio stabile, inestricabile e pressoché insostituibile tra politica e tecno-burocrazia, ostacolando il cambiamento. Da questa situazione derivano le elevate percentuali ottenute dai vincitori in Campania e Puglia, regioni che alle politiche votano in modo diverso e più equilibrato tra destra e sinistra. La scarsa partecipazione alle elezioni implica che il voto dei pochi direttamente interessati e integrati nell’amministrazione pesi di più. A questo si aggiunga lo scarso interesse a cambiare.
L’opposizione, se non punita dal voto, è ulteriormente ridotta dal premio di maggioranza attribuito ai vincitori. Non avendo alternative e volendo in qualche modo partecipare, si presta al consociativismo e alle spartizioni, pur di svolgere un ruolo più o meno virtuoso.
La stabilità ottenuta con questo sistema, alimentata anche dall’assenteismo, opera già a livello nazionale, sebbene ancora in misura minore rispetto agli enti locali e alle Regioni. Non a caso, da molto tempo si avanzano proposte per riprodurre a Roma il sistema di formazione del governo e di rappresentanza delle amministrazioni locali: già qualcuno ha proposto che il Presidente della Repubblica operi come ‘il sindaco d’Italia’.