La fusione dei geni
NONNO SAVERIO E NONNA MARIA nel 1920
Nell’adriatica città di Molfetta, se nonno Saverio era un buon partito, nonna Maria, la più giovane di due fratelli e di una sorella, lo era ancora di più. Apparteneva a una famiglia colta, benestante, stimatissima e immune da ogni pettegolezzo. Il padre della nonna—il mio bisnonno Don Domenico Magrone—era un professore, autore di saggi di storia e ricopriva cariche pubbliche. In famiglia erano tutti eccezionalmente alti e robusti al punto da incutere reverenza al solo guardarli, nonostante la loro elegante riservatezza e modestia.
La ventenne Donna Maria aveva studiato al liceo e all’università a Roma, dove risiedeva il fratello maggiore Gioacchino, allora giovane avvocato. La nonna amava raccontare di aver seguito le lezioni di Pirandello all’università.
Anche Don Saverio de Gioia Augenti (se il cognome esuberante corrisponde perfettamente alla sua personalità, il riferimento alla saggezza del nome è più discutibile), capitano dell’esercito—decorato nella Prima Guerra Mondiale e, a detta sua, un vero eroe di guerra—era un buon partito per storia familiare e patrimonio … a parte che non era laureato … però s’era diplomato all’Accademia Militare di Modena; … a parte che si dichiarava massone e fascista e non aveva mai ricevuto i sacramenti, cosa che non poteva essere gradita dal professor Magrone, cattolico osservante in pubblico, sebbene in privato ispirato da idee laiche e mazziniane… però il capitano de Gioia aveva un lavoro e aveva già assunto responsabilità politiche; … a parte che nonno Saverio, per un periodo, era stato preso dal vizio del gioco che gli veniva perdonato solo perché alquanto comune tra gli ufficiali che rivivevano sul tappeto verde le emozioni e i rischi corsi durante la guerra appena terminata; … a parte che era sotto processo per adulterio ed era attratto da ogni donna come un’ape dai fiori …
In definitiva, era un buon partito solo perché completamente diverso dall’austera e contegnosa personalità del padre della futura sposa, che però si dava il caso apprezzasse la vivacità, il coraggio e la profonda bontà d’animo del pretendente alla figlia prediletta. Don Domenico, per quanto apparentemente pedante come uno Zio Vania pugliese, aveva una caratteristica delle persone intelligenti: sapeva relazionarsi con chi è diverso e apprezzarlo anziché rifiutare chi non si conforma ai propri pregiudizi.
Quindi, dopo avere seguito tutte le procedure del caso, tra cui chiedere il parere vincolante del figlio maggiore, acconsentì al matrimonio. Tutto questo è documentato dai carteggi rinvenuti nella vecchia casa che stiamo tristemente sgombrando.
Saverio si innamorò di Maria mentre la giovane trascorreva le vacanze estive presso i genitori.
Verso sera le due austere sorelle sedevano sul balcone: la nonna leggeva, la sorella ricamava, ma probabilmente l’intento della nonna era solo farsi notare dai passanti.
Il corteggiamento consisteva nel transitare sotto il balcone ed esibirsi in un cortese saluto a cui nonna Maria rispondeva con un cenno altrettanto garbato, benché studiatamente distaccato. La sorella disapprovava la risposta della nonna e rifiutava di rispondere all’impertinente, sgridando la più emancipata sorella per la sfacciataggine.
A un certo punto, l’impaziente Saverio spedì a Maria una cartolina con poche dannunziane righe:
“Meglio tacere o rimaner deluso?”, un messaggio tutto fuorché criptico. Dopo qualche giorno—non è dato sapere se per caso o per ingegno—Saverio incontrò per strada le sorelle che tornavano dalle funzioni religiose. Ex abrupto, si rivolse con decisione a Maria e le disse:
“Signorina, posso sperare?”. La nonna con contegno apparentemente freddo e distaccato, ma con occhi che non mentivano, rispose:
“Giovanotto, e non l’avete capito?” La risposta era evidentemente positiva e Saverio, colto dall’entusiasmo, la baciò facendo volare l’ampio cappello di paglia sotto gli occhi sbigottiti della scandalizzata sorella e l’empatia dei passanti.
Questa storia è confortata da numerose fonti e tutte ripetono il particolare del volo del cappello in Largo Sant’Angelo nell’adriatica città di Molfetta.